giovedì 30 ottobre 2008


Una probabile ipotesi

Il "referto" arriva da un giovane e raffinato cervello della medicina italiana, il 35enne dottor Giuseppe Stipa, del reparto di neurofisiopatologia dell'Ospedale Santa Maria di Terni.

2 commenti:

Fabio & Fabrizio ha detto...

SLA: il dramma di Russo, ex difensore della Ternana

Si Allunga la lista dei calciatori colpiti da S.L.A.

Noi siamo del parere che un batterio del suolo produttore di tossine, in grado di aggredire anche l'uomo, iniettando soggetti geneticamente e/o immunologicamente sensibili, potrebbe spiegare il comportamento epidemiologico della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) o Morbo di Lou Gehrig». Il "referto" arriva da un giovane e raffinato cervello della medicina italiana, il 35enne dottor Giuseppe Stipa, del reparto di neurofisiopatologia dell'Ospedale Santa Maria di Terni. È toccato a lui l'amaro compito di diagnosticare la Sla ad Agatino Russo (ex giocatore della Ternana), uno dei tanti nomi non ancora inseriti nella lista «ufficiale» dei 43 casi di Sia riscontrati nel calcio. È ancora un mistero la causa di questa malattia multifattoriale alla quale il dottor Stipa sta cercando di dare una risposta con le sue ricerche (condotte in collaborazione con i colleghi Nicola Vanacore, Enzo Funari e Manuela Testai dell'Istituto Superiore di Sanità), che puntano il dito sul terreno dei campi di calcio. Siamo dunque passati dal sospetto dell'abuso di farmaci all'erba killer dei campi? «All'inizio per la Sla si era pensato anche alla concausa derivante dall'uso di antinfiammatori (in particolare il Voltaren) da parte dei calciatori, ma poi si è visto che non esisteva un dato epidemiologicamente interessante come quello fornito dal terreno di gioco». Qual è l'elemento fondante di questa teoria, già espressa in passato dal prof. americano Walter Bradley? «Tutti gli atleti colpiti dalla Sia hanno praticato discipline su campi in erba naturale che sono soggetti a pesticidi e particolari erbicida Negli Usa ci sono casi di malati tra i giocatori di baseball (da Lou Gehrig che ha dato il suo nome alla malattia), footbali e ultimamente anche nel golf». Chi non gioca sull'erba dunque difficilmente contrae la Sla? «La casistica non riscontra alcun caso di malati o morti di Sla in altri sport che pure provocano uno stress fisico molto accentuato e in cui è stata accertata la pratica del doping, come il ciclismo e l'atletica leggera». Ma se tutto dipende dal terreno allora dovrebbe esserci un'epidemia di malati di Sia anche nella popolazione contadina... «In effetti l'aspetto rurale della patologia era già conosciuto da tempo e il dato dei malati legati ai lavori della terra a volte raddoppia, come dimostra un recente studio effettuato sui contadini in Sardegna. La relazione della malattia con la terra nel calcio si traduce nell'attività agonistica svolta dai giocatori sui campi». Affermare che il Gehrig è il "morbo del pallone" allora non è un forzatura giornalistica. «No, lincidenza dei calciatori malati è 6-7 volte superiore alla media. Un dato preoccupante che in Italia si riscontra oltre che tra i professionisti anche tra i dilettanti». Si tratta di un fenomeno esclusivamente italiano? «In Italia è stato più studiato ma siamo venuti a conoscenza di alcuni casi di Sia tra i dilettanti inglesi». Quali sono i rimedi per sconfiggere questo morbo? «Al momento, purtroppo, non ce ne sono. Ai malati si continua a somministrare il Rilutec, ma la terapia più efficace sembra essere il Carbolitium che è in fase sperimentale». E il mondo del calcio in che fase si trova rispetto alla problematica? «C'è una maggiore coscienza, ma dal momento che abbiamo lanciato l'allarme sul pericolo derivante dai terreni di gioco una soluzione poteva essere passare ai campi sintetici. Però, nessuno l'ha fatto». Magari è un suggerimento da sottoporre al massimo inquisitore delle "morti bianche" del calcio, il giudice Guariniello... «Guariniello, dal mio punto di vista di ricercatore ha commesso due errori: il primo nell'aver segretato dei dati che dovrebbero essere di dominio pubblico e scientifico. Dati peraltro di uno studio che andrebbe rifatto, perché i malati di Sia sono sempre di più nella popolazione calcistica. Il secondo errore, è stato nell'aver isolato la patologia della Sia al solo mondo del calcio. Riducendo il fenomeno al particolarismo, si impedisce di comporre il puzzle assai più complesso di questa malattia». Per vincere la Sla è stato lanciato un appello (raccolte 20mila firme), rivolto al presidente Napolitano. «Già, ma intanto non si trovano neppure 30.000 euro per la nostra attività di ricerca e l'unico che si sta attivando è il dottor Melazzini, presidente dell'Aisla, anche lui malato di Sla».

Massimiliano Castellani (Avvenire)
Fonte:Violanews

30 ottobre 2008 14.49

Fabio & Fabrizio ha detto...

SLA: il dramma di Russo, ex difensore della Ternana

Si Allunga la lista dei calciatori colpiti da S.L.A.

Noi siamo del parere che un batterio del suolo produttore di tossine, in grado di aggredire anche l'uomo, iniettando soggetti geneticamente e/o immunologicamente sensibili, potrebbe spiegare il comportamento epidemiologico della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) o Morbo di Lou Gehrig». Il "referto" arriva da un giovane e raffinato cervello della medicina italiana, il 35enne dottor Giuseppe Stipa, del reparto di neurofisiopatologia dell'Ospedale Santa Maria di Terni. È toccato a lui l'amaro compito di diagnosticare la Sla ad Agatino Russo (ex giocatore della Ternana), uno dei tanti nomi non ancora inseriti nella lista «ufficiale» dei 43 casi di Sia riscontrati nel calcio. È ancora un mistero la causa di questa malattia multifattoriale alla quale il dottor Stipa sta cercando di dare una risposta con le sue ricerche (condotte in collaborazione con i colleghi Nicola Vanacore, Enzo Funari e Manuela Testai dell'Istituto Superiore di Sanità), che puntano il dito sul terreno dei campi di calcio. Siamo dunque passati dal sospetto dell'abuso di farmaci all'erba killer dei campi? «All'inizio per la Sla si era pensato anche alla concausa derivante dall'uso di antinfiammatori (in particolare il Voltaren) da parte dei calciatori, ma poi si è visto che non esisteva un dato epidemiologicamente interessante come quello fornito dal terreno di gioco». Qual è l'elemento fondante di questa teoria, già espressa in passato dal prof. americano Walter Bradley? «Tutti gli atleti colpiti dalla Sia hanno praticato discipline su campi in erba naturale che sono soggetti a pesticidi e particolari erbicida Negli Usa ci sono casi di malati tra i giocatori di baseball (da Lou Gehrig che ha dato il suo nome alla malattia), footbali e ultimamente anche nel golf». Chi non gioca sull'erba dunque difficilmente contrae la Sla? «La casistica non riscontra alcun caso di malati o morti di Sla in altri sport che pure provocano uno stress fisico molto accentuato e in cui è stata accertata la pratica del doping, come il ciclismo e l'atletica leggera». Ma se tutto dipende dal terreno allora dovrebbe esserci un'epidemia di malati di Sia anche nella popolazione contadina... «In effetti l'aspetto rurale della patologia era già conosciuto da tempo e il dato dei malati legati ai lavori della terra a volte raddoppia, come dimostra un recente studio effettuato sui contadini in Sardegna. La relazione della malattia con la terra nel calcio si traduce nell'attività agonistica svolta dai giocatori sui campi». Affermare che il Gehrig è il "morbo del pallone" allora non è un forzatura giornalistica. «No, lincidenza dei calciatori malati è 6-7 volte superiore alla media. Un dato preoccupante che in Italia si riscontra oltre che tra i professionisti anche tra i dilettanti». Si tratta di un fenomeno esclusivamente italiano? «In Italia è stato più studiato ma siamo venuti a conoscenza di alcuni casi di Sia tra i dilettanti inglesi». Quali sono i rimedi per sconfiggere questo morbo? «Al momento, purtroppo, non ce ne sono. Ai malati si continua a somministrare il Rilutec, ma la terapia più efficace sembra essere il Carbolitium che è in fase sperimentale». E il mondo del calcio in che fase si trova rispetto alla problematica? «C'è una maggiore coscienza, ma dal momento che abbiamo lanciato l'allarme sul pericolo derivante dai terreni di gioco una soluzione poteva essere passare ai campi sintetici. Però, nessuno l'ha fatto». Magari è un suggerimento da sottoporre al massimo inquisitore delle "morti bianche" del calcio, il giudice Guariniello... «Guariniello, dal mio punto di vista di ricercatore ha commesso due errori: il primo nell'aver segretato dei dati che dovrebbero essere di dominio pubblico e scientifico. Dati peraltro di uno studio che andrebbe rifatto, perché i malati di Sia sono sempre di più nella popolazione calcistica. Il secondo errore, è stato nell'aver isolato la patologia della Sia al solo mondo del calcio. Riducendo il fenomeno al particolarismo, si impedisce di comporre il puzzle assai più complesso di questa malattia». Per vincere la Sla è stato lanciato un appello (raccolte 20mila firme), rivolto al presidente Napolitano. «Già, ma intanto non si trovano neppure 30.000 euro per la nostra attività di ricerca e l'unico che si sta attivando è il dottor Melazzini, presidente dell'Aisla, anche lui malato di Sla».

Massimiliano Castellani (Avvenire)
Fonte:Violanews

30 ottobre 2008 14.49