giovedì 26 aprile 2018

SLA l’ipotesi di un’associazione tra gli sforzi fisici e la malattia
in soggetti geneticamente predisposti

 Uno studio, pubblicato sul Journal of Neurology Neurosurgery&Psychiatry (British Medical Journal), un gruppo di ricercatori coordinati dall’università di Utrecht, di cui fanno parte anche alcuni italiani.

2 commenti:

Fabio e Fabrizio ha detto...

Uno studio, pubblicato sul Journal of Neurology Neurosurgery&Psychiatry (British Medical Journal), ipotizza una possibile associazione tra malatia e sforzi fisici. La presenza di molti sportivi tra coloro che si sono ammalati, da Stefano Borgonovo (morto nel 2013) a Gianluca Signorini (morto nel 2003) allo stesso Lou Gerhig, ha sempre fatto pensare che tra i ‘sospetti’ ci fosse qualcosa di legato a questo tipo di esercizio fisico non amatoriale. In soggetti predisposti lo sforzo aumenterebbe il rischio di avere una diagnosi della malattia.

Per testare la teoria – come riporta l’Ansa – un gruppo di ricercatori coordinati dall’università di Utrecht, di cui fanno parte anche alcuni italiani, hanno confrontato gli stili di vita di 1557 adulti in Irlanda, Italia e Olanda a cui era stata diagnosticata la malattia con quelli di 2922 individui che invece non la avevano. Rispetto ad una persona che fa un’attività fisica media l’aumento di rischio è risultato del 6%, mentre il rischio è maggiore tra i più attivi del 26% rispetto ai meno attivi. Il rischio assoluto, sottolineano gli autori, rimane comunque molto basso, e lo studio non dimostra una relazione di causa ed effetto ma solo una associazione.









“L’esercizio potrebbe avere qualche effetto neurotossico in persone con una predisposizione genetica – affermano gli autori -. Questo potrebbe essere dovuto allo stress ossidativo e all’infiammazione a cui è sottoposto il corpo, o a cambiamenti nella chimica del corpo che sono tossici per le cellule nervose. È anche possibile che le persone che si allenano regolarmente siano più esposte ad agenti ambientali rispetto a chi è sedentario”.

Nello studio, sottolinea Ettore Beghi dell’Istituto Mario Negri di Milano, uno degli autori dell’articolo, il rischio è stato correlato anche con una variante genetica particolare che è ormai assodato sia legata alla Sla. “L’esordio della malattia deriva dalla combinazione di più fattori, ambientali e genetici – spiega l’esperto -, di per sé ovviamente l’attività sportiva non fa male, ma a certi livelli se si è predisposti potrebbe comportare un aumento del rischio. Ricordiamo però che a livello assoluto il rischio resta basso, se normalmente ci sono due casi ogni 100mila abitanti fra quelli che fanno attività intensa saranno 2,2 al massimo, rimane un evento molto raro”. Il risultato, sottolinea Beghi, suggerisce però di ampliare gli studi sugli sportivi. “Noi stiamo lavorando per cercare di analizzare un ampio gruppo di calciatori professionisti, e verificare l’incidenza non solo di Sla ma di tutte le malattie neurodegenerative – spiega -. Una prima parte della ricerca è conclusa, ma ora siamo bloccati e stiamo cercando i fondi per poterla proseguire”.

Pino Fronzi ha detto...


Perché lo sport intenso può causare il rischio più frequente di SLA?

Quando si pratica lo sport affaticante come può essere la Corsa dei Giocatori di Calcio, oppure la corsa nel Football, o anche nel Sollevamento Pesi, e in altri sport o lavori intensi, affaticanti, e continuati, la Respirazione può essere transitoriamente insufficiente, talvolta si compiono gli sforzi fisico-motori con frequenti e brevi APNEE, le quali, ripetute durante l'attività fisica, causano le DESATURAZIONI DI OSSIGENO nel sangue, le quali indicano la più o meno consistente e molto rischiosa diminuzione della Pressione Parziale di Ossigeno Disciolto Paramagnetico i cui livelli sono indicati dalla pO2 arteriosa rilevabile con la Emogasanalisi.

Dopo una ricerca svolta autonomamente posso indicare con certezza che questa che indico è una realtà non ancora conosciuta dai Ricercatori di Medicina e dai Medici, la Scienza Medica non è ancora consapevole che, l'Ossigeno Disciolto, presente nel sangue in minima quantità, solo circa l'1-2% della intera ossigenazione sanguigna, ha una caratteristica non ancora studiata dai Ricercatori, infatti l'O2 è PARAMAGNETICO ed è Generatore di Energia Elettrochimica la quale è indispensabile per consentire la Generazione dei Potenziali d'Azione, i quali sono gli Impulsi Elettrochimici che determinano tutte le Attività del Cervello, del Cuore, e dei Muscoli.
Possiamo capire che, vista la minima quantità dell'Ossigeno Disciolto, una eventuale e abbastanza frequente CARENZA dello stesso, che si verifica a causa delle Apnee svolgendo le Attività Fisiche Intense e continuate, causa la riduzione dell'Energia Elettrochimica irradiata nel sangue dal Paramagnetismo dell'Ossigeno, provocando il deterioramento soprattutto dei Motoneuroni del Sistema Nervoso Centrale e altre Cellule del Cervello, causando in questo modo la Neurodegenerazione progressiva che si riscontra nella Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Per questo motivo, svolgendo le attività fisico-motorie faticose, la Persona deve Azionare correttamente i Muscoli della Respirazione, in questo modo non si verificheranno le rischiose Apnee, non si riscontreranno le Desaturazioni di Ossigeno nel sangue e la Persona non rischierà la SLA.

Dunque, essendo la causa della SLA la carenza di ossigeno al Cervello e ai Muscoli, per una Cura Risolutiva è necessario AUMENTARE STABILMENTE la Ossigenazione Cerebrale e Generale, in questo modo si attiverà un'automatismo neurofisiologico che produce la Rigenerazione di Nuovi Motoneuroni del Cervello, consentendo alla Persona, attuando anche la importante Fisioterapia, il riutilizzo progressivo dei Muscoli precedentemente atrofizzati dalla Neurodegenerazione.
Per aumentare stabilmente la Ossigenazione al Cervello sono necessarie le Ossigenoterapie, la più importante delle quali è senz'altro l'utilizzo, appena saranno disponibili, le Nuove Biomolecole di Ossigeno (RNS60) le quali sono fiale riempite di Ossigeno, attualmente sperimentate in 20 Ospedali Italiani e Ospedali degli USA (Boston) proprio per la Cura della SLA.
Fra alcuni mesi i Medici degli Ospedali dove si sperimentano le Biomolecole RNS60 chiamate Nano-Bolle di Ossigeno, diranno che veramente le Nuove Biomolecole di Ossigeno risultano il Miglior farmaco per la Cura della SLA.

Sei d'accordo Fabio?

Saluti