mercoledì 7 ottobre 2015

 Un virus dietro la sclerosi laterale amiotrofica?

Un retrovirus, chiamato Herv-k, è stato trovato nel sangue e nel liquido cerebrospinale di un gruppo di pazienti affetti da Sla. Wenxue Li e il suo team del National Institute of Neurological Disorders and Stroke (Ninds) hanno infatti analizzato post mortem il genoma virale Herv-k nei neuroni del tessuto cerebrale di pazienti con Sla sporadica
 
 
 

2 commenti:

Fabio e Fabrizio ha detto...




Herv-k: ecco il nome del retrovirus che potrebbe svolgere un ruolo importante nel determinare la morte dei motoneuroni colpiti dalla sclerosi laterale amiotrofica, malattia rara neurodegenerativa progressiva che colpisce sia i motoneuroni della corteccia celebrale, sia quelli periferici, portando a paralisi e a morte. Secondo apparso su Science Translational Medicine, l’Herv-k, che nelle persone sane rimane dormiente, si sarebbe invece “risvegliato” in un gruppo di pazienti affetti dalla Sla, suggerendo così un possibile link tra il retrovirus e la malattia (legame di cui si discute già da un po’).

Ma cos’è un retrovirus? Ogni genoma umano porta un gran numero di sequenze virali dormienti (non espresse), ovvero resti di infezioni passate in cui i virus hanno integrato i loro genomi nel nostro. I retrovirus endogeni umani, chiamati anche “virus fossili”, costituiscono circa l’8% del genoma umano. Anche se spesso sono raggruppati insieme al Dna spazzatura (non codificante), queste sequenze retrovirali vengono riattivate in alcune malattie, come ad esempio nel cancro, nelle malattie infiammatorie e in quelle neurodegenerative.

Uno di questi retrovirus, chiamato Herv-k, è stato trovato nel sangue e nel liquido cerebrospinale di un gruppo di pazienti affetti da Sla. Wenxue Li e il suo team del National Institute of Neurological Disorders and Stroke (Ninds) hanno infatti analizzato post mortem il genoma virale Herv-k nei neuroni del tessuto cerebrale di pazienti con Sla sporadica – la forma più diffusa – notando che il virus era espresso mentre invece non lo era nel tessuto cerebrale di soggetti sani. Inoltre Li ha evidenziato che l’involucro proteico virale potrebbe essere neurotossico, contribuendo così alla degenerazione dei motoneuroni. Il team di studiosi ha infatti attivato Herv-k e il suo involucro proteico nei neuroni di alcuni topi sani: ciò ha portato a una disfunzione motoria progressiva, accompagnata dalla perdita di volume della corteccia motoria, diminuzione dell’attività sinaptica, e danni al Dna, con conseguente perdita della funzione motoria, debolezza muscolare, e morte prematura.

Secondo Robert Brown Jr. and Ammar Al-Chalabi del King’s College London, autori di un commento sullo stesso numero si Science Translational Medicine, l’aspetto più interessante dello studio è la scoperta che una elevata espressione della proteina del retrovirus sia direttamente collegata alla degenerazione dei motoneuroni. “Anche se questo non significa necessariamente che sia la causa primaria, questi dati certamente sottolineano che l’attivazione di Herv-k e le proteine virali possono accelerare la patologia dei motoneuroni”, hanno spiegato i due studiosi: “I risultati potranno offrire una maggior comprensione delle forme sporadiche o non ereditarie della patologia, fornendo la possibilità di utilizzare una terapia antiretrovirale per trattare la condizione debilitante”.

Riferimenti: Science Translational Medicine Doi: 10.1126/scitranslmed.aac8201:
Doi: 10.1126/scitranslmed.aad3533

angelocustode ha detto...

Interessante !